Scontro Usa-Ue sul gioco in internet
(del  18/05/2008  @ 10:51:43)
Molti giocatori e gli addetti del settore la conoscono benissimo.
Si chiama "Unlawful internet gambling enforcement act".
Con questa nuova disposizione di legge, risalente al 2006, gli Stati Uniti d'America hanno vietato formalmente il trasferimento di denaro da qualsiasi banca o istituzione finanziaria ai siti che gestiscono attività di gambling online.
In sostanza nessun gioco d'azzardo potrà essere praticato dai giocatori usa su siti di gioco online.
Lo strumento prevede l'inibizione dell'uso delle carte di credito nei pagamenti.
Visto e considerato che è proprio la carta di credito lo strumento preferito nei pagamenti per i giochi d'azzardo in rete, la legge è divenuta un vincolo potente che soffoca questo settore.

Su questa faccenda però la Commissione Europea ha aperto una inchiesta.
Le misure prese dagli Usa nel campo dei giochi e delle scommesse on line vengono considerate ''discriminatorie'' nei confronti delle società europee del settore.
La Remote Gambling Association (Rga), organizzazione delle società europee di giochi online, ritiene infatti che il dipartimento statunitense della giustizia abbia in continuazione affermato che tutte le forme di giochi o scommesse online siano illegali, ma che in realtà applichi la legge e le disposizioni restrittivi in fatto di pagamenti solo nei casi di società non americane.
Gli Stati Uniti quindi vengono accusati di violare le normative dell'organizzazione mondiale del commercio (Wto), minacciando di perseguire penalmente le aziende straniere, ma non le concorrenti americane.
Gli Stati Uniti possono prendere tutte le misure che ritengono opportune nel settore del gioco d'azzardo delle scommesse in rete, afferma la Commissione Europea, ma la discriminazione contro le società europee non è giusta e non può essere tollerata.
La Commissione Europea si è presa pertanto l'impegno di discutere la questione direttamente con le autorità nord americane, ma in caso di fallimento dei negoziati, Bruxelles potrà presentare ricorso direttamente al Wto.