La riorganizzazione del gioco in Italia
(del  06/12/2008  @ 18:05:11)
Si è parlato di molte cose nell'ultimo convegno promosso dalla Federgioco (l'associazione nazionale dei soggetti che esercitano l'attività di casa da gioco autorizzata). Dallo spinoso problema dell'apertura di nuovi casino, agli spazi per le nuove slot, fino al futuro del mondo dei giochi in denaro in Italia.
L'Associazione rappresenta essenzialmente le quattro società di gestione dei casinò italiani: Campione d'Italia, Saint Vincent, Sanremo e Venezia.

Lo scopo principale dell'associazione è rivolta al miglioramento delle disposizioni di legge sui giochi e sulle case da gioco in Italia, con lo scopo di migliorarne l'ordinamento e lo sviluppo tecnico e gestionale, svolgendo al tempo stesso attività di studio, informazione e consulenza.
Dal dopo guerra ad oggi l'offerta di giochi in Italia è stata soddisfatta grazie alle quattro case da gioco autorizzate, ma negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva e costante liberalizzazione delle attività di gioco che ha portato all'attuale status del fenomeno.
Le tante richieste di creare nuove case da gioco in Italia e la volontà di difendere la posizione delle case esistenti sono tra i principali motivi che hanno portato alla redazione del documento messo a punto dalla Federgioco.

Questo documento si caratterizza su tre punti principali:
1. una premessa sull'Associazione.
2. il mercato del gioco in Italia. Il gioco pubblico, le case da gioco autorizzate, i controlli e la sicurezza.
3. la posizione dell'associazione in merito all'apertura di nuovi case da gioco.

I numeri del gioco in Italia sono notevoli:
Oltre 40 miliardi di euro giocati complessivamente dagli italiani nel 2007, di questi il 17% è finito nelle casse dell'erario.
Ogni italiano per il gioco ha speso mediamente circa 700 euro.
La parte maggiore proviene dalle macchinette da intrattenimento, seguono le lotterie nazionali e i gratta e vinci.
A seguire il lotto e i giochi sullo sport e l'ippica, il superenalotto e per ultimo il bingo.
I nuovi punti vendita di giochi pubblici (quelli aperti a seguito del bando di gara Bersani) sono oltre 16 mila, tra negozi e punti di gioco sia sportivo che ippico, poi ci sono quasi 300 sale bingo e 1000 agenzie.

Secondo Federgioco in Italia appaiono urgenti i seguenti interventi:
1) bloccare lo sviluppo e la diffusione ulteriore del gioco d'azzardo fino a quando non si sarà concluso uno studio approfondito sul fenomeno.
Su questo punto, aggiungiamo noi, l'associazione si arrocca su posizioni molto difensive e protezionistiche, cercando di ostacolare un fenomneo che invece è salutare in qualsiasi settore: scelta ampia e concorrenza.

2) avviare studi accurati sulla diffusione del gioco d'azzardo e sulle conseguenze sociali del fenomeno.
Peccato che questa preoccupazione si palesi solo ora che la posizione di monopolio sembra vacillare.

3) adattare criticamente e consapevolmente l'offerta di gioco pubblico per evitare le distorsioni emerse.
Quali distorsioni??

4) prevedere un sistema di controllo sul sistema del gioco a garanzia del consumatore e dei molti operatori del settore.
Questo sistema in realtà già esiste, semmai andrebbe migliorato.

I motivi sulla posizione radicale di contrasto all'apertura di nuove case da gioco sono molteplici.
Per primo la considerazione secondo cui le leggi che vietano l'esercizio del gioco d'azzardo rispondono all'interesse della collettività di vedere tutelata la sicurezza in presenza di un fenomeno che si presta a fornire l'habitat ideale ad attività illegali.
In più è necessario garantire sempre elevati standard di sicurezza sia sul fronte della correttezza dei giochi, che sulle transazioni economiche.
Infine viene posto l'accento sul fatto che i sistemi di controllo adottati dai casinò al fine di tutelare i clienti sono ingenti e costosi e quindi con molta difficoltà potrebbero essere riprodotti in realtà di dimensioni inferiori.
Su questo aspetto le critiche e le obiezioni da muovere sono molte: innanzi tutto si dà per scontato che le nuove realtà saranno di piccole dimensioni e si dimentica che le tecnologie a disposizione oggi sul versante della sicurezza e della tutela degli utenti sono ormai consolidate e a basso costo.
Si finisce poi col menzionare che la sottrazione di risorse economiche agli enti locali che attualmente ne beneficiano comporterebbe dei seri danni alle entrate di quest'ultimi.
Già, come se una diffusione più capillare delle case da gioco fosse un male, e l'alternativa, la concentrazione in poche località, sia invece la soluzione migliore.