Il doping nel mondo del poker
(del  09/06/2010  @ 15:39:29)
 
Ci mancava soltanto che il doping facesse il suo ingresso anche nel mondo dei giochi di azzardo. Uno studio dell'università della Florida (Nova Southeastern) ha messo in luce il fenomeno analizzando circa 200 giocatori tra semiprofessionisti, professionisti e semplici appassionati.
Si fa uso di tutto, dalla caffeina, energy drink e stimolanti per arrivare alle droghe più pesanti come marijuana, cocaina, anfetamine.

A girare sui tavoli verdi non sono solo le carte. Per incrementare il proprio rendimento ora c'è di mezzo anche il doping.
Le droghe hanno lo scopo di tenere alta, in modo artificioso, la concentrazione. La notizia scuote non poco il mondo del poker che in questi giorni è impegnato a Las Vegas per le World Series of Poker, il torneo mondiale al quale partecipano i migliori professionisti del settore.

Lo studio è stato condotto inviando ai giocatori (selezionati pubblicamente su un forum di poker) un questionario composto da circa 40 domande.
Le risposte hanno rivelato che un terzo ha utilizzato almeno un medicinale per migliorare il rendimento. Il motivo era per concentrarsi meglio, per aiutare a tenere i nervi saldi, e per migliorare la memoria.

La nota dolente arriva dall'uso dei farmaci e le modalità con cui si sono ottenuti.
I più utilizzati sono le anfetamine seguite dagli ansiolitici. Alla domanda su come avessero ottenuto tali farmaci il 40% ha risposto tramite un medico, il 52% dice di averlo fatto per mezzo di un altro giocatore di poker e l'8% di averle comprate su internet.

Gli intervistati dichiarano inoltre di fare uso abituale di caffeina ed energy drink. Un buon 30% fa uso di marijuana e alcool, sebbene quest'ultimo non aiuti affatto le performance, anzi le peggiora.
Lo studio è stato condotto in maggioranza su giocatori americani con una percentuale più bassa di giocatori europei ed extraeuropei, su una una fascia di età intorno ai 26-28 anni.
I due terzi dei giocatori giocano soprattutto a Texas Hold'em e prevalentemente online, solo il 20% lo fa dal vivo.

Il professor Kevin Clauson, che ha partecipato allo studio dichiara: "L'utilizzo di tutte queste sostanze permettere ai pokeristi di stare attenti più a lungo, e di concentrarsi di più, con un indubbio vantaggio sugli avversari perchè la resistenza alla fatica è importante in qualsiasi sport e competizione, e nei tornei le partite possono durare anche per molte ore di seguito".