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L'azzardo è presente nella vita umana sin dalla notte dei tempi, mescolando i suoi connotati con il vizio o il crimine, presentandosi come malattia o debolezza, come affare o magia, ma soprattutto come piacere. Gli archeologi hanno trovato tracce di dadi, o strumenti analoghi come gli astragali, sin dalla più remote civiltà. Quasi contemporaneamente, l'uomo si è chiesto se la casualità resa da quegli strumenti, per definizione libera e non soggetta a leggi, non fosse invece comprensibile con una scienza diversa dalle altre, magari arcana ed esoterica. I tentativi di descrizione esoterica non hanno prodotto grandi risultati, ma l'approccio matematico alla descrizione probabilistica dei fenomeni casuali è diventata una scienza a sé, una matematica forse diversa dalle altre, ma pienamente scientifica.
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Prima di passare al confronto è doveroso puntualizzare che si tratta di due esperienze di gioco assai diverse tra loro.
Entrambe hanno in comune molti aspetti, pratici, emotivi e soprattutto tecnici visto che le regole sono le medesime, ma differiscono molto
sul piano dell'esperienza di gioco.
Un paragone che possa rendere l'idea è data dalla seguente domanda: che differenza corre tra assistere ad un evento sportivo
in uno stadio e guardare il medesimo evento in tv?
Che differenza c'è tra correre su una pista di formula 1 dentro una vettura vera e dentro un simulatore?
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Il rendimento nei giochi di casino
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Più in generale nell'analisi dei giochi d'azzardo, assume rilevante importanza il concetto di "rendimento" (o "speranza matematica"), che consente di valutare, in maniera attendibile, il livello di equità dei vari giochi. Se si indica con il termine "posta", la somma pagata per effettuare una determinata puntata, il "rendimento" di tale puntata viene definito come il prodotto tra la probabilità dell'evento su cui si è scommesso e il coefficiente di vincita previsto (ovvero, il numero delle poste che si incasserebbero, se quell'evento dovesse verificarsi).
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Lo Zero è un numero giocabile soltanto come numero pieno, cavallo, terzina o carrè (più i primi 5 nella roulette americana) tutte le altre combinazioni sono perdenti. All'uscita dello zero, se non lo si è giocato, si perdono tutte le puntate, nella roulette francese vengono imprigionate le fiches messe sulle chance semplici. A seguire alcune importanti considerazioni sullo zero; il grande "nemico" dei giocatori, il numero che rappresenta il vantaggio del banco.
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Meglio la roulette. Questo è il consiglio che dà la matematica a chi sogna di cambiare vita grazie a un biglietto fortunato. Nella roulette lo zero, il trentasettesimo numero, regala in media al banco il 2,7 per cento della cifra che sarebbe dovuta ai vincitori se il gioco fosse perfettamente equo. Con questa percentuale il casinò paga le spese di gestione, e si arricchisce. Nel Lotto, il margine per il banco varia fra il 37,6 per cento per l'ambo e addirittura il 97,7 per cento per la cinquina. Un margine assurdo, se ci si pensa, una cosa vergognosa. Per non parlare dei giochi al totalizzatore, come il Totocalcio, o, in certa misura, il SuperEnalotto e la Lotteria Italia, dove lo Stato non rischia mai, perché prende la sua percentuale "a priori", decidendo i premi in base agli incassi ottenuti.
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Se la tempra di un giocatore esperto si giudica da come sopporta le perdite, il carattere di un neofita si giudica senza ombra di dubbio da come regge il peso delle proprie puntate, prima del loro esito. A cose fatte e con la pallina ferma sul tamburo il giocatore si tranquillizza, mentre nel momento in cui appoggia la puntata sul tavolo e nei momenti successivi, in cui tutti gli altri giocatori muovono con nervosismo mani e gettoni intorno alla puntata stessa, il suo volto manifesta il travaglio che egli sta vivendo.
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