Il gioco in italia va a gonfie vele
(del 04/07/2011 @ 17:32:07)
 
Gioco d'azzardo va a gonfie vele
I casinò in Italia non se la passano molto bene, mentre al ministero dell'Economia le cose vanno al meglio, infatti, nonostante una crisi economica che non lascia la morsa, sono proprio i giochi ad imbottire le casse dello Stato.
Tra il 2003 e il 2009 la raccolta complessiva dei giochi è passata da 15 a 55 miliardi di euro e nel 2010 ha rappresentato la non indifferente cifra del 3,5% del Pil.
La quota destinata all'erario è cresciuta da 3,5 a 9 miliardi di euro.
Due dati su tutti: le entrate dei giochi in 6 anni sono cresciute del 260% mentre quelle fiscali del 150% ragionando in valori assoluti.
Se i quattro casinò italiani hanno perso in media dal 4% al 12% di utili nel corso del 2010, (ad oggi siamo intorno al 16-17), gli altri giochi extra-casino sono invece super coccolati dal fisco, in modo particolare il superenalotto che può vantare sempre dei jackpot unici e sul quale lo Stato incassa una aliquota pazzesca che è del 53,6% su tutte le somme giocate!!

Su un fronte una serie di giochi che in passato andavano alla grande come le scommesse ippiche, il totocalcio e il totogol, oggi invece sono in netta crisi, ci sono invece altri giochi che hanno il vento in poppa e che continuano a portare al fisco qualcosa come 150 milioni di euro ciascuno.
Su tutti i giochi (senza prendere in considerazione l'ormai collaudato gratta e vinci), tra quelli divenuti un pozzo di soldi ci sono le slot machines, le videolottery e i video poker che fanno intascare circa 3,5 milioni di euro ogni giorno.

Nonostante una grave crisi economica e sociale, le famiglie italiane tendono ad intaccare i propri risparmi, dirottando una parte del menage familiare al gioco, con la speranza di migliorare la propria situazione economica. Tentano la fortuna sperando che un colpo magico risollevi le proprie finanze.
Interrogati sulla frequenza di partecipazione al gioco, gli italiani affermano nel 25% di giocare poco, circa una volta nell'arco dell'anno e nel 30% di non aver mai tentato la sorte.
C'è però un 25% del campione che tenta la fortuna giocando all'incirca una volta al mese, e l'11% che gioca con frequenza settimanale e il 6,5% più di una volta a settimana.
Solo lo 0,7% manifesta dei preoccupanti segni di dipendenza patologica da gioco.

Il vizio del gioco interessa il 27% circa degli italiani, che arrivano a giocare più di tre volte a settimana spendendo più di 500 euro.
Le Scommesse online sono le più amate, poi ci sono le slot machine, e gli intramontabili superenalotto e lotto.
Come già detto in un precedente articolo, quella del gioco d'azzardo è terza industria in Italia dopo Fiat ed Eni.

Nel complesso il mercato del gioco italiano, negli anni che vanno dal 2003 al 2010, ha registrato una crescita del 250% in appena 6 anni, con il mercato italiano che ad oggi rappresenta il 9% di quello mondiale.
Per spesa pro capite invece l'Italia ha il primato assoluto. Il gioco, nel nostro paese, coinvolge di più, come era facilmente immaginabile, le fasce più deboli e più povere.
Bisogna ribadire, per l'ennesima volta, che la stragrande maggioranza dei giocatori non presenta nessun problema riconducibile al gioco, ma le varie ricerche in questo campo dicono che il numero di giocatori patologici si attesta tra l'1 e il 3%. L'Italia, almeno in questo, è sotto la media, con lo 0,7%.