Gioco di azzardo: quando il cervello ci porta a rischiare
(del  13/02/2010  @ 13:45:07)
 
Il gioco a volte può trasformarsi da sano passatempo ad un vero pericolo, per la nostra salute e per le nostre tasche. Una situazione di questo tipo diventa reale nel caso in cui si soffra di una tendenza compulsivo/patologica al gioco, ovvero quando non si tiene più a mente e in debito conto di quelle che possono essere le conseguenze delle nostre sconfitte (in primo luogo quelle del nostro portafoglio).

Secondo alcuni studi recenti un comportamento del genere è da imputarsi ad alcuni difetti di una regione interna del cervello detta "amigdala".
Difetti di questo tipo sono in grado di influenzare i freni inibitori che ognuno di noi mette in atto e che servono a difenderci dal rischio di perdite economiche considerevoli.
In alcuni casi questi freni inibitori vengono addirittura annullati.

Lo ha spiegato una ricerca americana effettuata nell'istituto "California Institute of Tecnology".
Il suo direttore DeMartino ha studiato alcuni volontari affetti da lesioni all'amigdala e notando che eventuali perdite finanziarie subite provocavano in questi individui delle preoccupazioni di minore entità rispetto ad altri volontari sani.

I ricercatori provano a fare un esempio che rende l'idea: "Immaginiamo di partecipare al quiz "Chi vuol essere miliardario". Abbiamo appena risposto con successo alla domanda da 500 mila euro e ci troviamo di fronte alla domanda finale, quella da 1 milione.
Se rispondiamo correttamente ci aggiudichiamo 1 milione di euro, ma se sbagliamo scendiamo improvvisamente ad appena 20 mila euro.
Abbiamo per così dire il 50% di possibilità di vincere 1 milione di euro, ma di sicuro in nostro possesso ne abbiamo 500 mila. Di fronte ad una situazione del genere la maggior parte di noi (non conoscendo con sicurezza la risposta) non rischierebbe affatto, rinuncerebbe a rispondere alla domanda finale portandosi a casa mezzo milione.
Invece chi soffre di questa patologia non si ferma e rischia. Potrebbe andargli bene, come invece no".

I ricercatori hanno anche osservato altri comportamenti; hanno chiesto ai volontari di effettuare una serie di scommesse.
I volontari sani rischiavano solo se il potenziale guadagno era uguale o superiore al doppio della potenziale perdita.
I volontari con l'amigdala danneggiata, invece, giocavano sempre, anche se la potenziale sconfitta avrebbe superato l'ammontare della vincita.
Insomma la lesione impediva loro di percepire sentimenti come paura e prudenza.

Lo studio sembra portare a questa conclusione: è probabile che l'amigdala sia la responsabile del controllo di un "meccanismo biologico" che serve ad inibire comportamenti rischiosi quando i risultati potrebbero essere negativi, come la paura di subire perdite finanziarie, che in definitiva è una eventualità che poi condiziona una buona parte delle nostre decisioni nella vita di tutti i giorni.

 
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