Ai bambini della generazione di chi vi sta scrivendo si regalava il gioco del Monopoli. All'epoca, come è sempre accaduto in analoghe situazioni, scesero in campo psicologi e scienziati vari per parlarne bene o per parlarne male, nella stessa misura.
C'era chi elogiava il valore educativo di quel primordiale rapporto col denaro, e c'era chi gia intravedeva il germe dell'immobiliarismo selvaggio.
Visto quello che e successo in questi ultimi anni, a poco è servito finire in prigione senza passare dal via.
Sarà paradossale, ma buttare la croce addosso al Monopoli, a tutti i giochi che impazzano tra le vecchie e nuove generazioni, non sarebbe utile e non spiegherebbe nè i malesseri della società e neppure questa
voglia di rischiare che sta contagiando un pò tutti.
I numeri parlano chiaro. Il mercato del gioco d'azzardo vale 52 miliardi di euro, con un trend in decisa crescita, e rappresenta uno dei settori più floridi della nostra economia.
Nel 2005 sono stati solo 28 miliardi gli euro raccolti, ma da allora qualcosa è cambiato.
Forse a causa della crisi, della caduta delle Borse mondiali e dei Bot che non rendono più come una volta.
Di certo c'è che i giochi sono cambiati. Si sono fatti più
divertententi, puntuali, istantanei e ricchi. Il totocalcio e l'ippica sono invece in crisi, mentre volano gli
incassi di newslot, gratta e vinci, scommesse sportive e poker online.
Il bel paese è diventato in un solo anno la
patria del Texas Hold'em.
Si fanno corsi, si organizzano tornei e la speranza è quella di finire a un tavolo verde di Las Vegas e sbancare il montepremi, come ha fatto Max Pescatori e tanti altri nostri connazionali, veri
professionisti nostrani di flop, turn e river, che ormai frequentano con successo i tavoli da poker di mezzo mondo.
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